L’Etna non è solo un grande vulcano attivo ma è anche un immenso territorio che “si nutre” di lava e di clima. Grazie al mix di questi elementi (la terra lavica, il sole, le acque sotterranee) le campagne ai piedi della montagna sono fertilissime e producono ogni anno materie prime deliziose. Sia da gustare così, genuinamente semplici, sia in forme lavorate che possono divenire dolci, marmellate, ricette gourmet! Anche gli animali che crescono e si nutrono di questi territori offrono carni di prima qualità che si aggiungono al panorama enogastronomico del vulcano. Vi diamo qui cinque idee…abbinate ad altrettanti piatti per un pranzo, o una cena, etnei!
Pistacchi di Bronte
Le “gemme verdi” dell’Etna sono i pistacchi di Bronte. Questo frutto importato dalla Persia in tempi antichissimi è ormai il marchio di fabbrica del fianco occidentale del vulcano. Si raccoglie ogni due anni e viene esaltato da un festival che Bronte organizza ogni anno. Il pistacchio di Bronte è presidio Slow Food e garanzia di altissima qualità.
Se volete gustarlo come prima portata, ecco un’idea da realizzare con la pasta (meglio se corta). Tritate finemente cipolla e pistacchi … se volete risparmiarvi la fatica, almeno per il pistacchio, comprate le granelle già pronte, purché siano made in Bronte. Fate imbiondire la cipolla con poco olio in padella, quindi aggiungete la pancetta o lo speck e cuocete. Una volta pronti questi, fate tostare in padella i pistacchi tritati. Dopo aver scolato la pasta, conditela con gli ingredienti fin qui preparati, e se volete aggiungete pure un po’ di panna da cucina per dare al tutto un tocco in più.
La salsiccia di Linguaglossa
Linguaglossa, grosso centro sul fianco nord dell’Etna, è famosa per le vigne e per le pinete. Ma è anche la “capitale della salsiccia” etnea. Qui, la carne suina viene lavorata con estrema cura e condita con pepe e semi di finocchio che le danno un sapore intenso e unico. Viene quindi cotta “ndo canali”, ovvero dentro una tegola di terracotta arroventata su brace. Potete servirla come secondo, accompagnata da patate al forno oppure da funghi saltati in padella con aglio. La “sua morte” però è con “i caliceddi” (cavoli arbustivi, verdure spontanee dette anche cavolicelli) saltati in padella e le olive nere.

La frutta di Milo
Una volta terminate le portate principali, deliziate il palato con la ottima frutta etnea. Maletto è la capitale delle fragole, ma Milo le contende il record con i propri frutti di bosco che hanno visto – negli ultimi tempi – un fiorire di attività produttive a chilometro zero. Le fragole, le more e i mirtilli milesi si armonizzano bene con le famose mele dell’Etna, che proprio a Milo hanno le principali colture (dando anche il nome, in greco, al paese!). Potete assaggiare la dolce frutta di Milo anche sotto forma di marmellate. E non dimenticate di aggiungere il miele di Zafferana a contorno di qualsiasi macedonia o assaggio.
Torroncini …e non solo
È arrivato infine il momento dei dolci. E se volete dolcezza, sull’Etna, dovrete assaggiare i torroncini in inverno e le granite in estate. La base comune è quella delle mandorle e degli agrumi, che si usano per entrambi. In più, nella creazione delle granite entra in gioco anche la neve dell’Etna – un tempo usata per la preparazione – che ha fornito l’ispirazione per il metodo di tritatura del ghiaccio, qui reso veramente finissimo e quasi cremoso! I migliori torroncini si possono gustare sul fianco sud del vulcano, a Belpasso e Pedara. Le granite migliori si trovano ad Acireale.
I vini dell’Etna
Ad accompagnare questi assaggi di delizie etnee non può mancare “il nettare degli dei”, il buon vino – bianco o rosso – che si produce da secoli sul nostro vulcano. Le migliori bottiglie provengono dalle cantine di Milo, Solicchiata di Castiglione, Linguaglossa, Randazzo e Biancavilla. Ma ovunque andrete, sull’Etna, i vini saranno una delle bontà assolute da provare. E da non dimenticare mai più.
LE FOTO SONO DI G.MUSUMECI E DEL SITO Scorzette.com (di Serena Vasta)