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Ci sono persone che ti restano impresse nella mente per l’energia che emanano. Salvatore (Salvo) Caffo è una di queste persone. Fin da quando lavorava come dirigente vulcanologo presso Parco dell’Etna … facendo al contempo divulgazione e lavoro attivo sul territorio, con le scuole, le associazioni e le autorità politiche siciliane. Un lavoro, quello al Parco dell’Etna, che il dottore Caffo ha vissuto sempre pienamente, con passione. È stato infatti grazie al suo lavoro – e a quello dei suoi colleghi dello Staff UNESCO del Parco– che l’Etna è riuscita a entrare pienamente nel Patrimonio UNESCO, un riconoscimento prestigioso a livello internazionale, ottenuto con grandi sacrifici. E se in apparenza, al primo impatto, il dottore Caffo può sembrare troppo diretto, la sua profondità di pensiero stimola la curiosità a volerlo conoscere più da vicino. Per questo oggi lo abbiamo intervistato per voi.

Perché ad un certo punto della vita ha deciso di diventare geologo/vulcanologo?

Le cose accadono e spesso non riusciamo a coglierne immediatamente il senso, finché non perveniamo ad una visione completa che si va delineando quando i vari pezzi del puzzle della vita si compongono.

Da bambino ho avuto un grande privilegio: ascoltare il grande scienziato di levatura internazionale, prof. Alfred Rittmann mentre raccontava storie fantastiche sulla Sicilia, sull’Etna, sui Vulcani della Rift Valley in Africa orientale, durante le prove delle scarpe che mio padre gli realizzava su misura, nella bottega-negozio, in Piazza G. Verga a Catania, in cui ho trascorso la mia infanzia. Aspettavo con ansia che quel signore elegantissimo e la sua splendida moglie, venissero a trovarci per poter assistere al rito delle storie che lui- con parole dosate e misurate, ma dense di conoscenza- spiegava a noi, entrambi con cultura elementare, riuscendo ad alimentare in entrambi la passione per la Geografia, l’Etna e soprattutto per la Geologia e la Vulcanologia.

Nel 1971, durante l’eruzione laterale che colpì l’abitato di Fornazzo, ho seguito di nascosto il prof. Rittmann, senza che i miei genitori lo sapessero! Presi l’autobus per Zafferana Etnea, avevo 11 anni e una volta giunto a Zafferana scesi in Piazza. Era l’8 maggio. Mi sistemai lo zainetto in spalla e mi incamminai per Fornazzo e alla curva prima di Petrulli, mi fecero salire su una Seicento per poi lasciarmi alla piazza di Milo. Da qui proseguii a piedi seguendo la gente, sperando di individuare il professor Rittmann che invece, come potei constatare dopo, si trovava al fronte.

Superata la segheria, entrai a Fornazzo e vidi la colata di lava. Era alta, non proprio come la immaginavo… non un fiume, che invece scorre basso. Era spessa, faceva volume, alzava il livello di decine di metri e schiacciava tutto, anche la strada per Linguaglossa. Rimasi fermo a guardare quanto nemmeno immaginavo. Odoravo il vapore di essiccamento della colata, ascoltavo il suono dell’avanzata, lenta, rotta, di massi in vetroso rotolamento.

Quella sera dell’8 maggio 1971, mi ha consentito di trovare la mia strada e la vita che ne sarebbe venuta.

salvo caffo
il Dott Caffo con il vulcanologo londinese Dr John Murray

Cosa ha influito sulla sua formazione?

Ho trascorso gli anni della formazione scolastica e universitaria andandomene in giro con i miei amici in escursione sull’Etna e imparando a conoscere questo straordinario territorio e soprattutto a vincere la paura di essere solo e lontano da casa. Alcuni di loro, iscritti al C.A.I., mi introdussero nel mondo della speleologia che praticai per anni. Le esperienze maturate durante il corso di studi in Scienze Geologiche, i rilevamenti, le analisi chimiche e minero-petrografiche mi abituarono al rigore e alla complessità dell’applicazione delle Leggi matematiche, fisiche e chimiche nello studio delle Scienze della Terra e conseguentemente dell’importanza della quantità oltre che della qualità quando si discute di Scienza.

Sin da studente universitario, sentivo l’esigenza di trasmettere le emozioni che mi aveva regalato il prof. Rittmann ed è stato quasi naturale studiare Scienze Geologiche, conseguire il Dottorato di Ricerca universitario in Petrologia Magmatica, diventare professore di ruolo ordinario di Scienze Naturali e infine Vulcanologo del Parco dell’Etna e adesso come associato di ricerca presso l’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: quasi una nemesi. Adesso racconto il mondo in cui viviamo cercando il coinvolgimento emotivo nel trattare argomenti scientifici che caratterizzano la nostra quotidianità e fondamentali ai fini di un corretto rapporto Uomo-Natura.

La cosa che ama di più del suo lavoro e la cosa che ama di meno?

Sono molte le cose che ho amato e continuo ad amare del mio essere geologo e specificatamente vulcanologo. Innanzi tutto la possibilità di aver potuto approfondire le mie passioni e le mie curiosità. Poi anche la possibilità di poter andare in giro in natura, l’essenza di questa professione, e in tal senso ancora adesso per poterlo continuare a fare, mi tengo in allenamento fisico, correndo e frequentando la palestra. Poter raccogliere rocce e poi sezionarle in laboratorio e studiarle al microscopio …analizzarle. In una sola parola direi, lo studio della Geologia e la specializzazione in vulcanologia mi hanno consentito di imparare come poter rispondere alle tantissime domande che mi ponevo da giovane a proposito della genesi e dell’evoluzione dell’Etna e del suo paesaggio geologico. Ovviamente ci sono altre cose che mi piacciono come aver imparato cosa significa essere “ignoranti” ed avere tantissimi dubbi da dipanare.
Non mi piace invece come si insegna adesso nelle università, non mi piace che nei licei non si studi approfonditamente la Geografia fisica e la Geologia del nostro pianeta, ma la cosa che più mi spiace è la mancanza di rispetto verso i giovani che si approcciano a questa stupenda scienza e si devono accontentare di fare altro in un Paese che presenta tutte le tipologie di rischi naturali e antropici.

La figura del geologo è molto importante, giusto?

Certo. Qui da noi, la presenza del geologo potrebbe evitare danni economici enormi e soprattutto potrebbe aiutare a salvare vite umane attraverso un’attenta politica di gestione del territorio, soprattutto nei piccoli paesini montani e pedemontani dove si è alterato profondamente l’equilibrio naturale attraverso dissennate politiche finalizzate alla realizzazione di infrastrutture e dei relativi servizi senza tenere conto della fragilità del territorio.

L’esperienza al Parco dell’Etna: riesce a descriverla in 3 parole soltanto?

Se dovessi descrivere la mia esperienza al Parco dell’Etna con solo tre parole direi: Opportunità, Responsabilità, Soddisfazioni.

Secondo lei cosa andrebbe migliorato nella gestione del Parco dell’Etna e chi dovrebbe farlo?

Per quanto ai più possa sembrare incredibile, il Parco necessiterebbe di poche cose ma fondamentali. Innanzi tutto la presenza di un corpo di vigilanza dell’Ente Parco alle dipendenze dirette del Direttore come già previsto dal Decreto Istitutivo del Parco (D.P.R.S. n. 37/1987) e che prevedeva 70 guardie Parco, 15 Ispettori di Vigilanza e 7 Capizona (mai entrati in organico nonostante i concorsi e le visite mediche siano state espletate). Appare pleonastico dire che a distanza di quasi 40 anni ne servirebbero almeno il doppio e muniti di tutti gli strumenti e mezzi necessari per reprimere e mitigare i danni che le centinaia di migliaia di visitatori e fruitori determinano attraverso una fruizione non proprio compatibile con il territorio. Secondariamente l’adeguamento del personale (al momento ne sono presenti 20 e mancano tutte le figure naturalistiche: naturalista, botanico, forestale, zoologo, geologo, vulcanologo, veterinario) da inserire nell’organico e costituito da giovani laureati, specializzati e conoscitori dell’Etna e che siano capaci di parlare e scrivere in inglese. Ovviamente servirebbero ingegneri, geometri, operai, tecnici informatici… . Terza cosa da modificare, i regolamenti nel loro insieme adeguandoli alle mutate leggi di gestione del territorio, alla fruizione in un ambiente fortemente antropizzato, al contenimento dell’impoverimento del suolo, alla gestione forestale, all’agricoltura e alla produzione di prodotti di eccellenza sia fruttiferi che vinicoli e alla tipologia di attività che ormai si sviluppano sul territorio ma senza controlli adeguati. Per tutto ciò, personalmente avrei da tempo accorpato l’Ente Parco dell’Etna all’Azienda Foreste Demaniali nell’area etnea e al corpo Forestale a cui assegnare compiti di polizia ambientale con un adeguato numero di agenti, ispettori, commissari con funzioni anche di supporto alle guardie parco.

Ovviamente dato che stiamo parlando di un parco regionale dovrebbe farlo la Regione Sicilia attraverso delle leggi mirate. Se poi consideriamo che un parco privo di mezzi fisici e soprattutto umane non è più in grado di espletare compiutamente la ragione della sua istituzione, anche in questo caso, un’osservazione non superficiale ma attenta farebbe comprendere che non basta l’abnegazione o il talento di pochi ma occorre una squadra di persone competenti e motivate e quindi finché si demanderà al Parco di risolvere questioni che dipendono da scelte politiche discutibili, non ne usciamo.

Infine ma non meno importante appare la creazione di spazi utilizzabili solo ed esclusivamente per attività di grande impatto ambientale per lo svolgimento di Gare particolari e soprattutto occorrerebbero degli stati generali in cui si possa decidere cosa fare di un parco di valenza ambientale e geologica planetario che sta lentamente scivolando nell’oblio sociale in assenza delle figure fondamentali. Che sono, lo ripeto: Botanico, Geologo, Vulcanologo, Naturalista, Forestale, Ingegnere naturalistico, Architetto ambientale.

Si può conciliare la vita del geologo con la vita familiare?

Come in tante professioni (penso ai chirurghi, ai piloti di aerei, di treni, di elicotteri, ai soccorritori, alle Forze dell’Ordine, ai militari, ai vigili del fuoco, ai turnisti di tante discipline, sanitarie, meccaniche, chimiche……) ci sono donne e uomini che svolgono questi importanti lavori con grande impatto sociale che riescono a formare famiglie e ad avere figli. Senza voler entrare nello specifico, dipende anche da come la società considera questi lavoratori e conseguentemente cosa fa per aiutarli quotidianamente e in generale. Non dimentichiamo che molti lavori richiedono studi e/o tanta applicazione e abnegazione e necessiterebbero in primis della considerazione sociale e poi di quella delle istituzioni. Però… riuscire a fare ciò che si è sempre desiderato ci permette di essere anche più felici e conseguentemente di poter avere una famiglia unita e solidale.

Cosa significa per lei l’Etna?

L’Etna significa le gite fuori Catania effettuate insieme ai miei genitori e mia sorella e – sin quando lo ha potuto fare – alla nonna materna, quindi significa famiglia. Significa escursioni alla ricerca delle grotte insieme agli amici del Gruppo Grotte del CAI e successive esercitazioni all’interno delle cavita reo-genetiche. Significa eruzioni vulcaniche e nottate fuori, significa rifugi e avventure all’interno della Valle del Bove ma per me significa anche Tesi di Laurea sperimentale, ricerca scientifica, test per Robot da inviare su Marte o sulla Luna, Camminate e corse, sentieri e in una sola parola: amicizie profonde.

Consigli ad un ragazzino che da grande vuol fare il geologo?

Vedi, la mia generazione aveva un’immensa curiosità del mondo, che non temeva. Invece adesso diventa difficile suggerire ad una ragazza o ad un ragazzo che stanno sempre e solamente al cellulare, collegati con il mondo, cosa fare per scegliere questa professione.

Premesso che dipende da ognuno di noi, direi che molto proviene anche dalla famiglia, dalle abitudini, dalla cultura, dalle passioni dei genitori e soprattutto da insegnanti veramente capaci. Non è un caso che le Scienze cosiddette dure stanno attraversando da parecchio tempo una crisi severa e che sono sempre meno quelli che si iscrivono a Fisica o a Geologia e ancora meno quelli che si specializzano o conseguono un dottorato di ricerca universitario.

Personalmente oggi ai ragazzi direi: appassionatevi! Appassionatevi agli elementi naturali: Aria, Acqua, Terra e Fuoco e alla Natura Sensu Latu.


Autore: Grazia Musumeci